Basta un po’ di zucchero?

Nell’uomo dunque il meccanismo del piacere è strettamente connesso al meccanismo della riproduzione, nella donna meccanismo del piacere e meccanismo della riproduzione sono comunicanti, ma non coincidono. Avere imposto alla donna una coincidenza che non esisteva come dato di fatto nella sua fisiologia è stato un gesto di violenza culturale che non ha riscontro in nessun altro tipo di colonizzazione. (Carla Lonzi)

Una compagna mi ha segnalato alcuni giorni fa questo manifestino ricevuto per email.

Era inorridita – e io con lei – vedendo come si stiano affossando decenni di lotte e pratiche femministe.

La pillola, lo sappiamo molto bene. non ha nulla di femminista ma, anzi, è un contraccettivo che nuoce gravemente alle donne – e non solo dal punto di vista della salute.

Il fatto che i medici tendano ancora a rifilarla alle donne fertili di ogni età ha a che vedere con il business farmaceutico e con la mentalità patriarcale, non con la liberazione sessuale femminista.

Non si rileva, infatti, nessuna traccia di liberazione in un contraccettivo che è tutto a carico della donna – sia dal punto di vista della salute che dell’impegno a non scordarne l’assunzione.
Né si rilevano tracce di liberazione in una mentalità incentrata sull’orgasmo maschile, cioè una mentalità secondo la quale le donne devono essere sempre pronte alla penetrazione quando lui ne ha voglia.
Dovremmo ormai sapere che il piacere femminile è soprattutto clitorideo e non vaginale…

Impillolarsi per il piacere altrui significa forse essere soggetto del proprio desiderio? No, a meno che il desiderio non sia alienato nel desiderare di essere desiderata. Ma questa non è liberazione: a casa mia si chiama eteronormatività. E l’eteronormatività genera sudditanza femminile.

Vorrei anche aggiungere che, gratta gratta, questa mentalità è di diretta derivazione dalla (in)cultura dello stupro, che riduce ogni donna ad uno – o più – buchi.

E allora basta un po’ di zucchero patriarcale e la pillola va giù? (segue a pag. 2)

L’unico vaccino che ci piace….

pinprick_by_arcanaxci-d1vnpnhNei giorni scorsi stavo prendendo degli appunti per scrivere un post sulla canea mediatica riguardo la questione vaccini, ben felice di appartenere ad una generazione alla quale le malattie esantematiche hanno potuto rafforzare il sistema immunitario – e quanto ci divertivamo quando stavamo a casa da scuola, libere/i di giocare con chi aveva già fatto la malattia che noi avevamo in corso e magari ce l’aveva pure trasmessa senza passare per untore!

Avrei voluto proporre delle riflessioni su come questa operazione – oltre ad ingrassare i portafogli delle multinazionali farmaceutiche ed avere precisi connotati di classe, come altre hanno già fatto notare – miri a rafforzare la statalizzazione del biologico attraverso la statalizzazione della salute, minando alla radice ogni minima istanza di autodeterminazione delle propria vita.
Ma proprio ieri ho scoperto, quasi per caso, dalla newsletter di un sito dedicato alla scuola, che ora lo Stato pretenderebbe che anche operatrici ed operatori scolastici e sanitari venissero vaccinati a tappeto (si legga la nota del Miur). Continue reading

Una brutta abitudine: dire la verità…

Quando ci fu la fuoruscita del triclorofenolo di diossina dall’Icmesa di Seveso, il 10 luglio 1976, la notizia venne tenuta nascosta per una settimana. In quell’arco di tempo, i bambini e le bambine continuarono a giocare nei giardini lì intorno, mentre le madri cucinavano i conigli e i polli allevati in cortile, con contorno di verdure dell’orto.

All’epoca abitavo in un piccolo paese limitrofo a Seveso e ricordo, nei mesi successivi, i controlli – a mia madre chiedevano come stessero i nostri gatti… – e le paure; poi, in men che non si dica, la vita riprese come prima e dove c’era l’Icmesa venne creato il “Bosco delle querce”, vennero dato dei risarcimenti e tutto fu messo a tacere. Dicevano solo che, passando sulla superstrada lì davanti, era bene tenere chiusi i finestrini. Negli anni che seguirono, in tutta quella zona i casi di cancro si decuplicarono, ma il tempo trascorso rendeva difficile collegare i fatti tra loro…
Continue reading