E adesso parliamo di cancro, ma senza paura…

Con grande piacere segnalo una conferenza divulgativa di Corrado Bertotto sulle terapie antroposofiche per il cancro: Il Vischio e il Calore nella terapia oncologica (30.05.2020).
Bertotto è il medico che da quasi quattro anni mi sta accompagnando, con profondo rispetto della mia autodeterminazione, nel mio percorso di guarigione.

Nel corso di questi anni molte persone mi hanno contattata – per sé o per amiche e amici – per avere informazioni su questo mio percorso terapeutico col Viscum Album.

Per proteggere il mio spazio vitale ho cominciato, nel tempo, a sottrarmi a queste richieste perché mi rendevo conto sia dell’immane carico di sofferenza che mi veniva buttato addosso in una fase per me delicata, sia del carico di aspettative che c’era nei miei confronti, per quanto abbia sempre spiegato con chiarezza che ogni esperienza di malattia e di guarigione è individuale e fa parte della storia di ciascuna e ciascuno. Di conseguenza, sta a ciascuna/o scegliere la propria strada, con consapevolezza.

Io sono femminista, non una ‘miracolata’ che fa, a sua volta, i miracoli: lascio volentieri queste credenze a chi ha bisogno di una religione per andare avanti…

Non ha senso relazionarsi alle medicine ‘non convenzionali’ mettendo in atto lo stesso meccanismo di delega cui si è abituate/i con la medicina dominante (non chiamiamola ‘tradizionale’, per favore, perché è falso e fuorviante: ben altre sono le medicine tradizionali!!!).
Né, tanto meno, ci si dovrebbe rivolgere a questi percorsi terapeutici come ‘ultima spiaggia’ o come terapie miracolose, dopo aver verificato sulla propria pelle il fallimento delle terapie oncologiche allopatiche.

Ora, finalmente, con questa conferenza chi fosse interessata/o può sentire direttamente da Corrado Bertotto in cosa consistano queste terapie, quali ne siano i presupposti, quali gli studi scientifici che ne dimostrano l’efficacia e come possano eventualmente combinarsi anche con i protocolli terapeutici ‘ufficiali’ per migliorare la qualità della vita delle/dei pazienti.

Certo, queste terapie non sono gratuite, ma questo è un problema legato alle scelte politiche dei nostri governi e del SSN. Scelte che durante il ministero Lorenzin sono diventate ancora più scellerate, dato che sono stati utilizzati dei pretesti burocratici per tagliare le gambe alle medicine ‘non convenzionali’ e imporre come unico percorso possibile quello della medicina dominante. Se le chemioterapie si dovessero pagare direttamente, costerebbero molto di più delle terapie con vischio o altre non convenzionali!

La terapia con infusioni di vischio, che mi supporta nel percorso di autoguarigione con ottimi risultati, in Italia è vietata e quindi sono costretta ad andare periodicamente in Svizzera. In Italia è possibile soltanto l’assunzione del vischio sottocute ma, sempre grazie alla signora Lorenzin, non è facile trovarlo e occorre farselo spedire dalle farmacie d’Oltralpe.
Questo dice molto sugli interessi che stanno dietro ai protocolli terapeutici, interessi che molto spesso prevalgono su quello che dovrebbe essere l’unico obiettivo: la salute delle persone.
Non dimentichiamoci mai che il capitale non sfrutta solo le persone sane per trarne i suoi profitti, ma anche quella ammalate e perfino i morti!

La lotta per difendere la nostra autodeterminazione deve comprendere anche l’autodeterminazione delle scelte terapeutiche. Lamentarsi, come sempre, non serve a nulla…

Segnalo anche altro materiale utile e affidabile (tratto da Arte medica) per avere un quadro complessivo, così chiunque può informarsi direttamente e cercare la propria strada in autonomia senza doversi rivolgere a me: un articolo sulla stretta relazione tra cancro e paura, significativo anche in relazione alla ‘strategia del terrore’ che ha caratterizzato i discorsi dominanti sul covid in questi mesi; un’intervista al dott. Soresi sui processi di risanamento; alcune indicazioni alimentari del ‘mitico’ Berrino e, in ultimo, un estratto da Ritorno alla salute di Carl Simonton e Stephanie Matthews-Simonton, molto utile per la rete amicale/familiare e, più in generale, per le/i caregivers.

Per chi volesse approfondire ulteriormente le terapie con vischio e le relative ricerche, consiglio di mettere in un motore di ricerca ‘Mistletoe therapy’o ‘Mistletoe treatment’ (se legge l’inglese) o ‘Misteltherapie’ (se legge il tedesco).

Nel sito della SIMA si trovano tutti i contatti con i/le dott di formazione antroposofica in Italia.

Un’ultima cosa: per favore, mi si risparmino le immancabili polemiche su Rudolf Steiner. Cerchiamo, piuttosto, di portare alla luce la bellissima figura di Ita Wegman, che un secolo fa fece fabbricare la prima preparazione oncologica antroposofica a base di vischio di melo per curare le donne e molto si spese anche per salvare vite umane dal nazismo

Adesso basta!

Il tempo della reclusione “volontaria” avanza e si dilata a dismisura.

Quella che era stata spacciata per prevenzione si rivela essere, sempre più chiaramente, una tecnica di addomesticamento.
La prima, infatti, mette immediatamente in campo tutte le misure realmente efficaci, quindi necessarie, per anticipare ed evitare il diffondersi delle patologie; l’addomesticamento, invece, presuppone la gradualità dell’addestramento, fino ad ottenere la totale obbedienza e sottomissione.

Ci hanno infantilizzate/i in base ad un concetto distorto che vede i bambini non come esseri dotati di propria autonomia ma come figli su cui esercitare la propria autorità e ci hanno ammorbate/i con continui consigli su come trascorrere il nostro tempo blindato – cosa leggere, come scopare, cosa cucinare, come vestirsi, quanto dormire, cosa cantare e a che ora, come e quando lavarsi le mani, …
Hanno dispiegato apparati di controllo e repressione costosissimi – polizie, eserciti, droni, elicotteri, guardie costiere, telecamere, e varie altre amenità – contro chi “si permette” di fare un po’ di movimento all’aperto, di portare il proprio figlio a prendere un po’ d’aria, di salutare un’amica, di comprarsi una matita, di fermarsi per strada ad annusare un fiore, di guardare un tramonto, di commemorare le partigiane e i partigiani (ormai diventato un reato di “resistenza”) e perfino di sudare!
Hanno sollecitato la pratica infame della delazione ripescandola dal ventennio fascista e ora arrivano, con una rinnovata polizia dell’anima, a cercare di violare definitivamente la nostra intimità invadendo la nostra sfera relazionale e stabilendo chi potremo vedere e chi no nella pagliacciata che chiamano “fase 2″ – e che in realtà dovremmo chiamare “fase che 2 ovaie!” (grazie, Giò, per questo geniale detournement!).

Ed ecco riemergere il clerico-fascismo “mai morto” (proprio come suona il motto della X Mas!) che (im)pone al centro delle nostre vite ‘a famigghia: ci dicono che potremo vedere i parenti – se pure con misura e senza riunioni familiari. Ma guai se ci si incontra con chi pare a noi!

Adesso basta!

Nessuno riuscirà mai a disciplinarmi né ad immiserirmi in questa logica familista, di cui si nutre anche lo ius sanguinis!

Io voglio vedere le mie amiche, le mie compagne di vita, e le vedrò (una l’ho già riabbracciata, tiè!).

I miei genitori sono morti da decenni, grazie a questa “civiltà” cancerogena, e dei legami di parentela rimasti ne faccio volentieri a meno.

C’è, per me, una differenza fondamentale tra la parentela – che è casuale – e le relazioni che, invece, mi sono scelta e mi hanno nutrita negli anni, come c’è un abisso tra la vera sorella e la sorella vera.

Quando, nel 2016, ho attraversato l’esperienza del cancro e mi avevano pronosticato pochi mesi di vita, accanto a me ho voluto le mie compagne di vita e le mie relazioni autentiche. Non i parenti.
La forza di queste relazioni è stato uno degli elementi della mia guarigione – “guarigione miracolosa”, a detta dei medici.

A differenza dei preti, non credo nei miracoli ma nella forza dell’autodeterminazione, di quel grande dono che il movimento delle donne mi ha fatto quando ero adolescente!

Quella stessa autodeterminazione, che di fronte ad una prognosi infausta ha guidato le mie scelte terapeutiche, alimentari, lavorative, esistenziali e relazionali, oggi è più forte che mai.

Non mi sono fatta sovradeterminare dalla paura del cancro, non vedo perché dovrei farmi sovradeterminare da quella del covid, che cercano in tutti i modi di instillarci.

In Italia il cancro è la seconda causa di morte. Non lo dico io, ma le statistiche.
Quali governanti si sono mai preoccupati di rendere questa società meno cancerogena?
Nessuno. Perché la scelta è sempre tra il profitto e la vita altrui dal punto di vista del capitale, e tra il pane e la propria vita – intesa come qualità della vita e non come mera sopravvivenza – dal punto di vista del lavoro.

Nel 1976 abitavo accanto a Seveso e, come me, decine di migliaia di persone. Andassero a vedere l’incidenza del cancro in chi abitava o ancora abita quelle zone, lor signori che oggi pretendono “in nome dalla scienza” di decidere al posto nostro cosa sia “salutare” e cosa no.
E a cosa è servita la “direttiva Seveso”? La riposta è a Taranto, nella “terra dei fuochi”, a Carrara e in numerose altre zone di questo paese, così come in questo intero pianeta spolpato dai predatori – come direbbe Toni Morrison – e da quegli stessi predatori avvelenato.

La mia laica pietas non può essere solo nei confronti dei morti per covid-19, per altro causati in gran parte dall’inettitudine, dagli intrallazzi e dalle politiche dei vari governi locali e nazionali – si veda il caso dello sterminio di anziani nelle Rsa.

La mia laica pietas ha urlato davanti all’impossibilità di abbracciare per l’ultima volta un caro amico in fin di vita – non per covid, perché si continua a morire anche per altre ragioni sia chiaro!
Mai come davanti alla sua morte ho sentito il peso di questa reclusione forzata che diventa lontananza straziante dagli affetti e dalla condivisione anche del dolore e del lutto, che sono la cifra dell’umano.

Allora si fottano lor signori col loro linguaggio bellico di fronte alle malattie.
Per me nemmeno il cancro è stato un nemico da combattere, ma un modo in cui il mio corpo chiedeva di essere ascoltato e, al contempo, indicava i veri nemici nei predatori e negli avvelenatori della terra.

E si fottano ancor più, lor signori, con le loro direttive e con l’insopportabile ed ipocrita arroganza di stabilire per me quale sia “il mio bene”.

Il mio bene è autogestire la mia salute. Il mio bene è tornare ad abbracciare le mie amiche, a condividere con le mie compagne di vita. Il mio bene è annusare il profumo della primavera e contemplare le montagne. Il mio bene è continuare a lottare contro l’ingiustizia sociale. Il mio bene è nella mia etica e nelle mie relazioni.

Sono femminista. Mettetevelo bene in testa: la vita è mia e me la gestisco io!

Per immunizzarci dal gregge…

Alcuni giorni fa in una m-list di donne, qualcuna ha mandato una poesia invitando a leggerla in quanto parlerebbe delle “conseguenze anche positive” del momento attuale.

Trovo pericolosissimo che si parli di “conseguenze positive” perché significa che non si sa più distinguere tra l’autodeterminazione del nostro spazio/tempo e l’imposizione di misure reclusorie emergenziali.

E lo dico consapevole del mio privilegio di donna che da oltre un decennio ha deciso di lasciare la città per andarsene a stare in mezzo alla natura, a costo di ripartire da zero pur di vivere la vita che voleva.
Quindi oggi non devo starmene reclusa tra le 4 mura di un monolocale milanese ma posso stare all’aperto a piantare ortaggi e fiori e a godermi il profumo della primavera incipiente, avendo per dirimpettaia la montagna e non qualche infoiato che canta a squarciagola l’inno nazionale per dire che, in fondo, ‘va tutto ben, madama la marchesa’ .

Sono ben felice di avere, finalmente, il tempo di dedicarmi all’orto, visto che un sovraccarico di impegni me lo impediva dalla scorsa primavera. E caso vuole che sia pure tempo di piantagione secondo il calendario biodinamico, che seguo da anni.
Quindi tutto dovrebbe quadrare. O no?

No. Proprio no. Non sono così stolida né ingenua da pensare che questo “mio” tempo ritrovato sia veramente mio.
Sono consapevole che tutti i tromboni e le trombone che ora invitano gli italioti a riscoprire il calore del focolare domestico, i giochi dell’infanzia e un’infinità di altre cazzate da venditori di pentole bucate, non appena il governo dichiarerà terminata questa ennesima ‘emergenza’ ci inviteranno a tornare a lavorare con gioia e possibilmente a lavorare il doppio per recuperare il tempo perso, a rinunciare alle ferie perché, di fondo, ce le stiamo facendo ora (alla faccia delle ferie!!!) e quindi saremo belle riposate e pronte da spremere in nome del profitto.

Chi oggi ne approfitta per fare quelle mille cose rinviate sine die perché non c’è mai tempo da dedicare a noi stesse e al luogo in cui viviamo, tornerà a lamentarsi di non aver tempo o, invece, se lo prenderà?
E se decidesse di riprendersi il proprio tempo, cosa succederebbe?
Sono forse anche questi i “disordini” paventati da chi si sta organizzando in anticipo per reprimerli?

Chi non sta buttando queste giornate nel rincoglionimento catodico o dei social ma setaccia il web in cerca di stimoli di riflessione che vadano al di là dell’oppio del mainstream, chi si confronta – virtualmente, of course! – con la propria rete di relazioni amicali e politiche su quanto tutta la merda che il capitale ci ha propinato in particolare nell’ultimo secolo siano alla radice non solo del ‘salto di specie’ di questo coronavirus ma dell’indebolimento dei nostri sistemi immunitari… chi, insomma, oggi non si lascia infantilizzare né abbindolare dalle narrazioni dominanti, ma riflette e scambia informazioni e idee sarà considerata/o, domani, un pericolo da combattere?

E chi oggi ordina di essere solidali e cantare tutti in coro ai balconi ordinerà, domani, di tornare a scagliarci l’uno contro l’altro nella competizione.
L’imbolsito nutellomane non è altro che un miserrimo paradigma del tempo attuale nel suo abbaiare tutto e il contrario di tutto a seconda di come si sveglia e di come si farcisce a colazione.
Miserrimo paradigma di chi ci trita le ovaie con i crocieristi che non possono sbarcare e con i ricchi con seconda casa alle Canarie che non riescono a tornare in Italia o con altre news da rotocalco di quart’ordine, è però pronto ad armarsi per difendere i patri confini da barconi carichi dei subalterni della storia che chiedono conto all’Europa di secoli di dominio coloniale e neocoloniale.

Perché, diciamocelo chiaramente, in quello che si sta vedendo (se lo si vuol vedere) ci sono delle chiare connotazioni di classe.
Quelle connotazioni che in tanti non erano più in grado di cogliere, obnubilati dalle narrazioni della postmodernità o delle scalate sociali.

In Liguria come in Versilia migliaia di ‘bauscia’ lumbard in questi giorni scorrazzano allegramente sul lungomare dopo aver riaperto le loro seconde case.
Sono gli stessi che d’estate applaudono alle ordinanze razziste che negano agli immigrati perfino un po’ di ombra, si sentono protetti da squadracce di neonazi che pattugliano le spiagge contro i venditori stranieri e altre simili schifezze.
Sono gli stessi che oggi vogliono che gli operai e i portuali se ne vadano a lavorare – e, possibilmente, poi schiattino.
Sono gli stessi che, di fronte alle carceri in rivolta, si augurano che i detenuti brucino vivi così come di fronte ad un barcone pieno di dannati della terra si augurano che affondi o si augurano che un meteorite o un esercito spazzino via, una volta per tutte, gli abietti.
Sono gli stessi che, intrisi di retorica civilizzatrice, non vogliono sentir parlare di crimini coloniali – cioè di eccidi, stupri, schiavitù e diffusione di malattie mortali – ma si sentono offesi nel proprio ‘orgoglio nazionale’ se un paese straniero chiude le frontiere agli ‘untori’ italiani o li mette in quarantena.

Tornando al punto da cui ero partita, sarebbe meglio se, anziché cercare di consolarsi con le “conseguenze positive” di questa fase, si utilizzassero questi giorni per riflettere, confrontarsi e, soprattutto, prepararsi al ‘dopo’. Perché questo esperimento sociale – se pure per niente inedito nella modernità – è un punto di non ritorno e non lascerà semplicemente degli strascichi.
Ci aspettano tempi assai cupi, meglio arrivarci preparate!

Segnalo alcune letture che possono fornire degli spunti:

Ce ne sono molte altre, ma lascio a voi il gusto di cercarle. Sta per fare buio e devo ancora seminare il convolvolo….

Spese militari e “dannate della guerra”

Poiché mi è stato ripetutamente chiesto di pubblicare il mio intervento sulle “dannate della guerra” al convegno del 21 aprile e i dati sulle crescenti spese militari che ho enumerato in piazza a Milano il 5 maggio scorso, riporto questi ultimi in un file che potete scaricare qui, ricordando a chi fosse interessata/o a questo tema che l’Osservatorio sulle spese militari fornisce il continuo aggiornamento di tali dati.

Per quanto riguarda, invece, il mio intervento sull’impatto delle guerre neoliberiste sulle vite delle donne, potete ascoltarlo in podcast:

A fronte di questo ‘bel’ quadretto, mi chiedo come si possa ancora pensare di chiedere allo Stato con l’elmetto di garantire alle donne la – testuale – “giustizia riproduttiva”.

Ci siamo forse dimenticate che l’obiezione di coscienza sull’interruzione volontaria di gravidanza è garantita dall’art. 9 della legge 194/78?

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A quarant’anni dalla promulgazione di questa legge, c’è ben poco da commemorare. Assai diverso sarebbe superare, su tale questione, le leggi fasciste sulla “integrità e sanità della stirpe” (e dell’onore patriarcale…) rilanciando la depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza (anche dal punto di vista delle sanzioni amministrative!), come volevano le femministe radicali già negli anni ’70.

Che alle donne ci pensino le donne stesse, autodeterminandosi; non lo Stato!

Sulla proposta di inserire l’educazione sessuale nelle scuole, sempre più legate a doppio filo con l’apparato militare, non sto nemmeno a fare commenti.

D’altra parte, non dobbiamo sorprenderci che certo femminismo ammaestrato, suprematista e collaborazionista non spenda mezza parola sulla crescente militarizzazione né si schieri fattivamente al fianco delle dannate della guerra…

Che cosa si nasconde dietro la “teoria gender”?

caprioloNegli anni passati ho tenuto svariate conferenze sul progetto integralista cattolico di rievangelizzazione del linguaggio, sistematizzato nel Lexicon vaticano e volgarizzato nei ricorrenti e pretestuosi attacchi contro un’affabulata ’teoria gender’.

Dati i tempacci che corrono e soprattutto quelli tetri che si vanno prospettando, ho voluto riproporre un’analisi genealogica di questa crociata integralista, che mira a disciplinare desideri e comportamenti attaccando frontalmente l’autodeterminazione delle donne a livello planetario, ma non solo.

Ringrazio RadioCane per aver ospitato queste mie riflessioni, che potete ascoltare qui.

Postvittimismo, ma davvero!

Parma-2Qui potete ascoltare il podcast dell’intervista che ho rilasciato a Radio BlackOut sull’iniziativa seminariale di Parma.
Qui la registrazione dell’intera iniziativa e qui una sintesi del laboratorio, per chi volesse proporlo nel proprio territorio.

Voglio ringraziare di cuore chi ha organizzato l’incontro e le numerose donne che vi hanno partecipato – venendo anche da Como, Milano, Roma, Bologna, Cremona e altre città – nonché le compagne della Coordinamenta che, ancora una volta, hanno dato un importante contributo alla lotta femminista e anticapitalista, e tutte le compagne che ci hanno sostenute in questo percorso.

Un abbraccio forte alle splendide donne che hanno partecipato allo stage di autodifesa femminista che si è tenuto a Parma sabato 20 e domenica 21 e tutta la mia solidarietà alle compagne che oggi vengono processate all’Aquila con l’accusa di aver diffamato il difensore di Francesco Tuccia – stupratore in divisa.

Grazie a tutte queste donne il postvittimismo camminerà con gambe sempre più forti e sicure, radicate nella consapevolezza di sé e nella lotta antipatriarcale, senza paura!

L’immagine di questo post riproduce uno dei cartelli esposti dalle compagne nell’aula magna dell’università di Parma, durante l’incontro seminariale di venerdì scorso.

Sincerità dell’immondizia…

melma[…] una fogna è un cinico, che svela ogni cosa.
Questa sincerità dell’immondizia ci piace e riposa l’anima: quando si è trascorso il tempo a subire sulla terra lo spettacolo delle arie che si danno la ragion di stato, il giuramento, la saggezza politica, la giustizia umana, le onestà professionali, l’austerità di certe posizioni, gli abiti incorruttibili, solleva entrare in una fogna e vedere della melma che ammette di esserlo. […] (V. Hugo)

Nessuna sintesi potrebbe essere più efficace per esprimere ciò che penso dei comunicati intrisi di calunnie che attaccano iniziative contro la violenza di genere, di chi si sta anchilosando le dita su tastiere e con tweet per spammare al mondo quelle calunnie, delle maestrine che pensano di doverci spiegare come si faccia un’assemblea (senza nemmeno informarsi se si tratti o meno di un’assemblea) e delle maestrine che si ritengono detentrici uniche dei saperi femministi e poi appoggiano piani antiviolenza (sedicenti “femministi”) che ancora una volta non tengono conto né delle pratiche di autodifesa femminista contro la delega della propria sicurezza allo Stato, né della necessità di sostenere le donne che finiscono in carcere per aver reagito alla violenza maschile.

Che ciascuna/o intraprenda la strada che vuole, ma facciamola finita con lotte di egemonia  il cui unico effetto è rafforzare il patriarcato e il crescente fascismo.

Nel blog della Coordinamenta potete leggere la lettera delle compagne che hanno organizzato l’iniziativa del 19 gennaio prossimo a Parma, il comunicato di Parmantifascista in relazione allo stesso evento, il mio comunicato e quello della Coordinamenta in risposta al testo divulgato dalla rete #iostoconclaudia.

Detto ciò, non ho intenzione di perdere altro tempo su questa infame vicenda.

L’unico vaccino che ci piace….

pinprick_by_arcanaxci-d1vnpnhNei giorni scorsi stavo prendendo degli appunti per scrivere un post sulla canea mediatica riguardo la questione vaccini, ben felice di appartenere ad una generazione alla quale le malattie esantematiche hanno potuto rafforzare il sistema immunitario – e quanto ci divertivamo quando stavamo a casa da scuola, libere/i di giocare con chi aveva già fatto la malattia che noi avevamo in corso e magari ce l’aveva pure trasmessa senza passare per untore!

Avrei voluto proporre delle riflessioni su come questa operazione – oltre ad ingrassare i portafogli delle multinazionali farmaceutiche ed avere precisi connotati di classe, come altre hanno già fatto notare – miri a rafforzare la statalizzazione del biologico attraverso la statalizzazione della salute, minando alla radice ogni minima istanza di autodeterminazione delle propria vita.
Ma proprio ieri ho scoperto, quasi per caso, dalla newsletter di un sito dedicato alla scuola, che ora lo Stato pretenderebbe che anche operatrici ed operatori scolastici e sanitari venissero vaccinati a tappeto (si legga la nota del Miur). Continue reading

Corpo è rivoluzione!

Interrompo, con un’intervista rilasciata a RadioCane, questi mesi di mio silenzio “pubblico”, dovuto alla necessità di concentrarmi su alcune profonde trasformazioni che riguardano la mia esistenza.

In quest’epoca di nauseante normalizzazione, molto probabilmente si leverà alto il coro delle rane aristofanee ascoltando queste mie parole.

filosofie-parinetto-corpo-rivoluzione-marxLascio dunque, parinettianamente, ai propri Brekekekex koax koax chi ha scelto di accomodarsi nella miseria dell’esistente, e ringrazio tutte/i coloro che, a 15 anni dalla morte di Luciano Parinetto, lo hanno voluto ricordare con me e con Gian Andrea Franchi, riempiendo lo spazio di Cox18 di intelligenza, emozioni, desideri e utopia.

Vai su RadioCane per ascoltare l’intervista.

Qui potete scaricare il pdf della mia postfazione alla riedizione di Corpo e rivoluzione in Marx, mentre qui potete ascoltare il podcast della presentazione in Cox18.

Lo stato è lo stato, il business è il business, il capitale è il capitale… E le donne?

Non sorprende che il noiosissimo tormentone sulle statue coperte per non “turbare” Rohani non abbia sfiorato il fatto che  l’Italia sia uno dei paesi che più utilizza, a fini commerciali, il corpo delle donne  – intero o a pezzi, a seconda dei gusti. (Mi chiedo, per altro, se gli abbiano messo il paraocchi perché non vedesse anche i cartelloni pubblicitari, le televisioni, ecc. ecc.).

Ma business is business (leggasi: il capitale è il capitale) e se usare i corpi femminili serve a vendere di più, d’altra parte per intascare fior di miliardi si può anche “censurare” una povera Venere.

Non si tratta di dispositivi differenti, anzi! Diciamo che l'”oggetto” donna viene svestito o impacchettato a seconda dei gusti del “cliente” e degli interessi del “venditore”. Così funziona lo stato patriarcale&capitalista. Non ci piove.

Questo stesso stato che si preoccupa di non turbare, con un paio di antiche tette marmoree, chi detiene il record delle impiccagioni, è anche quello che, dopo aver riempito gli ospedali di obiettori, ora pretende pure che le donne costrette ad abortire clandestinamente lo ingrassino con multe dai 5mila ai 10mila euro. E la chiamano “depenalizzazione”!!!

D’altra parte, come scrive Silvia Federici, È fondamentale vedere che oggi nella politica neoliberale, nella politica del capitalismo internazionale, non è tanto l’aborto in sé che conta, quanto il controllo sulla riproduzione. Non dobbiamo dimenticare che la stessa classe capitalistica che oggi cerca di limitare l’aborto è quella che in anni molto recenti organizzava i safari della sterilizzazione in India, in Indonesia. […] La questione è a chi spetta decidere, chi deve/può venire al mondo su questo pianeta: una decisione che gran parte della classe capitalistica, oggi, tanto quanto al tempo della caccia alle streghe, è determinata a non lasciare nelle mani delle donne. (S. Federici, Il punto zero della rivoluzione. Lavoro domestico, riproduzione e lotta femminista, Ombre Corte 2014)

Quando si tratta di controllo sul corpo e sulla sessualità delle donne, gli stati riescono sempre a dare il meglio di se stessi.
Altri due esempi. Continue reading