…e sempre a proposito di militari, alcune significative “riflessioni dal margine”

adunata-alpini-trento-2018Lo scorso week-end a Trento si è tenuta l’adunata degli alpini.

Perfino il mainstream locale ha dovuto citare sessismo e pesanti molestie nei confronti delle donne (corredando l’articolo con una foto molto significativa…).

Quelle che potete leggere qui di seguito sono le riflessioni di una compagna al riguardo. Ringrazio chi me le ha inoltrate e, soprattutto, chi le ha scritte.

ESSERE DONNA E MULATTA IN TEMPI DI ADUNATA – Riflessioni dal margine

Maggio 2018. Trento, sicura, silenziosa, regina di decoro urbano si prepara ad accogliere 600.000 militari e simpatizzanti smaniosi di sfilare per giorni a passo di marcia.

Da settimane la città è in fermento, i camion di bitume rompono i silenzi notturni, squadre di pompieri vengono arruolate per onorare la patria e adornare le facciate di bandiere tricolore, anche la bella e ormai succube sede di sociologia si veste a festa e dà il benvenuto agli alpini.

Allora via le bici, disinfetta i parchi da migranti e accattoni, scattano ordinanze su ordinanze speciali. 10 maggio è tutto pronto.
La città è luccicante e disposta a delegare interamente l’ordine pubblico all’organizzatissimo Corpo degli Alpini, legittimati in ogni loro azione dal semplice essere forze dell’ordine e di conseguenza affidabili, solidali, caritatevoli rappresentanti dell’ordine costituito.

Il capoluogo si trasforma in cittadella dell’Alpino, come per ogni grande evento il capitalismo si traveste per l’occorrenza e subdolo si appropria di ogni cosa. Chiudono le università, chiudono le biblioteche, chiudono gli asili nido. Ogni via si riempie di uomini in divisa, penne nere, fiumi di alcol, cori e trombe. Diventa labirinto inaccessibile e sala di tortura per qualsiasi corpo che non risponda alle prerogative di maschio, bianco, eterosessuale. (ah, non deve avere coscienza critica, questo è chiaro)

Diventa impraticabile e pericolosa per me che sono donna e mulatta. Esposta in maniera esponenziale a continue aggressioni verbali e fisiche che intersecano razza e genere, dando vita ad una narrativa vissuta e rivissuta mille volte nei più svariati contesti. A chi importa il tuo vissuto, a chi importa da dove vieni, a chi importa chi sei, chi si ricorda di avere davanti una persona, a chi importa?
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Svastica verde

vento_legaHo preso in prestito il titolo di un interessante libro di W. Peruzzi e G. Paciucci, pubblicato nel 2011, per dare il titolo a questo post, dedicato al fascioleghismo.

Non mi interessa soffermarmi sulle analisi dei recenti risultati elettorali quanto, invece, fare qualche passo indietro nel tempo. Non solo per mostrare come tutto fosse già chiaro da anni, ma soprattutto per svelare il vero volto di questa gentaglia (e di chi l’ha votata), che ora verrà malamente dissimulato sotto vesti democratico-istituzionali.

Vi invito a leggere Il partito delle fobie, un mio breve intervento pubblicato nel 2011 all’interno dell’opuscolo Lega: se la conosci la eviti, se la capisci la combatti, a cura del Comitato della Festa popolare antileghista.

E vi invito anche a guardare questo breve ma significativo video del 2009, citato in quel mio intervento. Dopo di che, anche le anime belle e le prefiche della non violenza non avranno più peri da cui cadere né specchi su cui arrampicarsi. Scelgano, dunque, da che parte stare!

Per altro, tutti i bei discorsi sincerodemocratico-borghesucci sulla libertà di espressione mostrano oggi – se ce ne fosse ancora bisogno – la loro ipocrita complicità.

La violenza è monopolio dello Stato,  si sono premurati di ribadire i tutori dell’ordine ai senegalesi scesi in piazza a Firenze, da una parte dicendo loro, paternalisticamente ,”Non usate la violenza, ragionate” (da che pulpito!!!!) e dall’altra caricando il presidio sul ponte Vespucci.

La violenza è monopolio dello Stato, aveva già ribadito la – finalmente ex –  ministra Fedeli avviando come suo ultimo, sciagurato, atto la pratica di licenziamento per Lavinia Flavia Cassaro, maestra antifascista di Torino, «in considerazione della gravità della condotta tenuta dalla docente che, seppure non avvenuta all’interno dell’istituzione scolastica, contrasta in maniera evidente con i doveri inerenti la funzione educativa e arreca grave pregiudizio alla scuola, agli alunni, alle famiglie e all’immagine stessa della pubblica amministrazione» [testuale!].

Se la violenza è monopolio dello Stato, dunque è monopolio di chi governa la “cosa pubblica”. Da Kossiga a Maroni a Minniti – solo per nominarne alcuni – ne abbiamo avute ampie dimostrazioni per decenni. Agli apparati militari si affiancano ormai apertamente quelli paramilitari. Prepariamoci ad una nuova e vera resistenza!

 

Perché?!?

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Salvatore Carbone, Nuovo Ordine Mondiale (2001)

Prima è morta Cinzia, poi sono morti Piero e Paola; era lo scorso gennaio.
E questa mattina se n’è andata anche Rosa, compagna milanese del collettivo Ri/belle, a cui ero molto legata.
La morte è devastante per chi resta: forte è il senso di ingiustizia che porta con sé.
Rimane sempre un doloroso Perché?!? a cui è impossibile rispondere.

Sono vicina alle compagne e ai compagni della Panetteria occupata di Milano, che oggi piangono la perdita di Rosa, e sono vicina anche alle donne e agli uomini del Senegal che piangono la morte violenta inferta ieri da uno schifoso italiano a Idy “il saggio”, loro fratello e amico.

Di fronte a tanto dolore e alla giusta rabbia che da ieri la comunità senegalese sta esprimendo, avrebbe fatto bene a ritirarsi in un rispettoso silenzio il sindaco di Firenze, vergognosamente più preoccupato da quattro vasi rotti nella sua città-vetrina che dall’ennesimo atto di violenza razzista avvenuto un mese dopo la tentata strage fascista di Macerata e sette anni dopo la terribile mattanza fascista che proprio a Firenze costò la vita ad altri due senegalesi, Samb e Diop.

Dedico a Cinzia, Piero, Paola, Rosa e Idy un poesia che Luciano Parinetto scrisse pochi mesi prima della sua morte.
Non dimenticherò mai il giorno in cui me la fece leggere, sdraiato nel letto d’ospedale e profondamente consapevole che nemmeno a lui sarebbe toccato il privilegio di andarsene sazio di giorni, in questa mortifera, classista e suprematista società del kapitale – che ammazza col cancro quando non ammazza con l’odio…

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Solidarietà alla crew di Zanele Muholi!

Molti quotidiani online di ieri riportavano un video in cui si vedeva la violenta cacciata di una donna da un Airbnb ad Amsterdam. Quella donna fa parte della Inkanyiso crew di Zanele Muholi, fotografa lesbica nera sudafricana, che ho avuto modo di conoscere nel 2012 a Some Prefer Cake – festival di cinema lesbico di Bologna.

In quell’occasione Zanele era stata invitata dalla cara Luki Massa e dalle altre organizzatrici per presentare i suoi bellissimi lavori fotografici postvittimisti sula realtà delle lesbiche nere sudafricane.

Ad Amsterdam in occasione di una mostra fotografica di Zanele, lei e la sua crew hanno dovuto ‘assaggiare’ il razzismo europeo, che ben poco ha da invidiare a quello sudafricano ‘post-apartheid’.

A loro tutta la mia solidarietà. A questa fortezza Europa tutto il mio più sentito disgusto.

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