“Non si tratta di disseppellire i morti…”

Non si tratta di disseppellire i morti ma di impedire ai vivi di farsi complici di un nuovo delitto, combattendo tempestivamente il pericolo che per tanti segni si annunzia. Così si conclude la lezione sulla marcia su Roma che lo storico Nino Valeri tenne a Milano nel febbraio del 1961.

Parole attuali nel giorno in cui Joanne Liu di MSF conferma ciò che, già anni fa, testimoniavano coloro che concretamente lottavano contro le criminali politiche di chiusura delle frontiere e i Cpt/Cie, cioè i lager della democrazia – che oggi si celano sotto la formula magica di “accoglienza diffusa”.
Per rinfrescare la memoria sui rapporti e gli intrallazzi tra Italia e Libia ecco qui i pannelli di una mostra di alcuni anni fa: 1, 2, 3, 4, 5.

Visto che la memoria scarseggia e la storia pare non insegnare nulla – e, soprattutto, visto che la mentalità fascista è sempre più diffusa e sdoganata – davanti all’ennesima provocazione pubblicitaria della solita canaglia nera credo faccia bene ricordare come nacque la marcia su Roma. Per questo vi invito a leggere, qui, il bell’intervento di Valeri, pur scusandomi per la scarsa qualità della scansione (da fotocopie…).

Prossimamente proporrò un po’ di memoria sul culto (fallico) fascista del manganello, che preannuncio con questa significativa Madonna cattofascista – la Madonna del manganello, appunto!

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Violenza di genere e femminicidi politici

La violenza di genere ha sempre una valenza politica, dal mio punto di vista, poiché è uno strumento utilizzato per perpetuare il secolare dominio del genere maschile sulle donne. Poco conta se questo uso sia sempre consapevole o sia frutto di una mentalità che inferiorizza le donne fino a renderle proprietà maschile, dunque schiave dell’uomo. È un dato di fatto storicizzabile, da combattere alla radice.

Esiste, poi, un uso politico della violenza di genere e del femminicidio, il cui obiettivo non è ‘solo’ quello di terrorizzare le donne per mantenerle in condizione di schiavitù, ma anche quello di terrorizzare un’intera popolazione. Generalmente questo secondo aspetto va di pari passo con la guerra.
Nella storia se ne possono rintracciare innumerevoli casi; il più recente è quello della guerra che il governo di Erdogan sta portando avanti, con rinnovata ferocia, nei confronti della popolazione kurda.

Ciò che è avvenuto a Colonia e in altre città a capodanno è terribile, senza dubbio. E non deve stupire che la mentalità patriarcale faccia uso anche dei social network per organizzare violenze di massa. O continuiamo a pensare, stupidamente, che il patriarcato abbia a che vedere con il feudalesimo e nulla abbia a che fare con la modernità e le sue tecnologie?

Ricordiamo bene le aggressioni sessuali di gruppo in piazza Tahrir, al Cairo, quando orde di maschi circondavano le donne, le molestavano e le stupravano per ‘punirle’ della libertà che si erano prese scendendo in piazza a protestare. Ma dovremmo anche ricordare bene  come, nell’arco di breve tempo, si organizzarono i gruppi di difesa e autodifesa delle donne.
E così anche in India, e in tante altre parti del mondo. Continue reading

Ellerinde Pankartlar

Abbiamo stampate negli occhi le immagini di donne e uomini che stanno cantando e ballando ad Ankara quando all’improvviso c’è la prima esplosione di questa ennesima strage di Stato in Turchia, di cui una genalogia si può leggere qui.

I manifestanti cantavano e ballavano Ellerinde Pankartlar, del famoso autore Ruhi Su, composta per commemorare le sanguinose celebrazioni del 1 maggio 1977 a Piazza Taksim, quando cecchini appartenenti all’estrema destra turca, in collaborazione con i servizi segreti, iniziarono a sparare sulla folla raccolta nella piazza. Almeno 37 persone vennero uccise ed oltre 200 ferite. Il Primo maggio 1977 fu un bagno di sangue che preannunciava il golpe del 1980.

Leggi il racconto che ne fa Sakine Cansiz – all’epoca incarcerata – nel suo libro Tutta la mia vita è stata una lotta.

Nel video circolato sabato scorso, quando la prima bomba esplode il gruppo sta per pronunciare la famosa strofa “questa piazza, la piazza di sangue”…

Erdogan assassino!
Biji Kurdistan!

1 maggio 1977, Istanbul

1 maggio 1977, Istanbul

10 ottobre 2015

10 ottobre 2015, Ankara

Con le bandiere in mano
Questi giovani, se ne vanno
Alzatevi in piedi, resistete
Questi giovani se ne vanno

Questa domenica, la domenica di sangue
affligge l’ingiustizia, fornisce il rimedio
Alzatevi in piedi, resistete
Questi giovani se ne vanno

Questa piazza, la piazza di sangue
La freccia è scoccata dall’arco
Alzatevi in piedi, resistete
Noi dalla città, voi dal villaggio

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Contro il genocidio di Erdogan, per la liberazione delle donne e l’autodeterminazione dei popoli

Le donne di Bakûr (Nord Kurdistan) in testa alla carovana per Cizre. Foto dalla pagina facebook di Dilar Dirik

Le donne di Bakûr (Nord Kurdistan) in testa alla carovana per Cizre. Foto dalla pagina facebook di Dilar Dirk

 

 

 

 

 

 

 

 
 

Comunicato per uno spezzone femminista alla manifestazione di Milano del 14 settembre, dal blog dakobaneanoi

EKIN WAN È ANCHE LA NOSTRA RESISTENZA NUDA!
Scendiamo in piazza contro le politiche genocide di Erdogan e dello Stato turco

Contro tutti i patriarcati di Oriente e Occidente

Per la liberazione delle donne e l’autodeterminazione dei popoli

Lo scorso agosto le forze di sicurezza turche hanno spogliato, trascinato per strada legato ad una corda e poi abbandonato nella piazza del paese il cadavere della guerrigliera kurda Kevser Eltürk (nome di battaglia Ekin Wan), facendo successivamente circolare l’immagine sui social network.

Non si è trattato di un deliberato atto sadico, ma di un avvertimento mafioso alla popolazione kurda: tutti e tutte farete questa fine, se non ve ne state buoni e zitti.

Il colonialismo si è sempre servito del dominio sui corpi delle donne esibiti come metafora del proprio dominio sui territori colonizzati.

E così Erdogan ha voluto ribadire il dominio neocoloniale sulla popolazione kurda, mentre il suo partito (AKP) stava creando le premesse per un colpo di stato, dopo aver perso la maggioranza assoluta alle scorse elezioni. Continue reading

Apriamo gli occhi, fermiamo il colpo di stato di Erdogan!

In Turchia il partito di Erdogan (AKP) ha creato tutte le premesse per un colpo di stato, dopo aver perso la maggioranza assoluta alle scorse elezioni.

I giornali italiani non ne parlano o ne parlano in modo pilotato.
Non c’è da sorprendersi, ma nemmeno c’è da restare con le mani in mano.

Va letta in questa chiave la strage di Suruc, al confine con la Siria, dove lo scorso 21 luglio sono state massacrate decine di giovani che si erano trovati lì per andare a Kobane con progetti solidali.
Quella strage è stato il pretesto per riprendere la guerra contro il PKK (che, lo ricordo, nell’agosto 2014 ha aiutato la popolazione yezida a fuggire dal massacro di Shengal, mentre i peshmerga se l’erano data a gambe davanti a ISIS) e contro tutta la popolazione kurda e le altre minoranze.

Non è vero che la Turchia sta combattendo contro ISIS: ne è, invece, complice, come è stato più volte dimostrato da filmati e confermato dai mercenari di ISIS catturati dalle Unità di (auto)difesa delle donne e della popolazione (YPJ/YPG) che combattono in Rojava (nord della Siria).

Intere zone del Kurdistan del nord (in Turchia) sono state militarizzate, in più di 100 aree è stato imposto imposto il coprifuoco, i cecchini sparano sulla popolazione civile, i militari impediscono l’ingresso delle ambulanze e del personale sanitario nei quartieri e così i feriti e gli ammalati muoiono, mentre le donne sono costrette a partorire in situazioni estreme; vengono impediti perfino  i funerali, per cui le famiglie stanno cercando di ritardare la decomposizione dei loro cari, uccisi dai cecchini e dalle forze speciali, con bottiglie di acqua ghiacciata.

Ci sono città isolate da giorni, come Cizre, dove ormai si è perso il conto delle vittime civili, tra cui bambini e bambine. Una carovana sta cercando di raggiungere a piedi la città, ma i militari lo stanno impedendo con blocchi e cariche ripetute – malgrado sia composta anche da parlamentari dell’HDP – seguendo gli ordini del ministero dell’Interno.

Negli ultimi giorni i fascisti ultranazionalisti hanno moltiplicato le aggressioni contro la popolazione kurda in tutta la Turchia; sono in atto linciaggi; case e negozi di kurdi, armeni e aleviti vengono dati alle fiamme; più di 300 sedi del partito filo-kurdo sono state incendiate sotto lo sguardo compiacente della polizia.

In tutte le zone la popolazione curda ha organizzato la propria autodifesa, ma le azioni militari la stanno stremando.

Nei prossimi giorni una carovana internazionale si ritroverà a Suruc per cercare di aprire un corridoio per gli aiuti umanitari per Kobane alla frontiera tra Turchia e Siria – una frontiera dove quotidianamente i militari stuprano, torturano, ammazzano chi cerca di passare.

La famiglia di Aylan, il bimbo che il mare ha riportato sulle sponde turche e che ha tanto toccato (spesso ipocritamente) i cuori di mezzo mondo, veniva proprio da Kobane.

Della sua tragica storia hanno parlato tutti i giornali, ma chi parlerà della bimba di 10 anni che questa mattina a Cizre è stata ammazzata dai cecchini mentre, a mani alzate, correva verso il cadavere del padre – ennesima vittima civile – ucciso poco prima dai militari?

Non sto esagerando: questo è ciò che sta accadendo in Turchia. Continue reading

Catto-talebani? ¡No pasarán!

Curiosa coincidenza: stamattina ho ricevuto il programma di un convegno che si terrà in settembre a Verona – Per una storia dellʼomosessualità, della bisessualità e delle trasgressioni di genere in Italia – e al quale interverrò anch’io; poco dopo leggo su un quotidiano online che, scimmiottando malamente le scuole familiari di stampo libertario, i catto-talebani nostrani “fondano classi antigender negli oratori”.

Questi novelli crociati ancora non hanno capito che quella che chiamano “ideologia del gender” non esiste, se non come loro peggiore fantasma e/o proiezione.

E se, da una lato, mi spiace molto per quei poveri bambini e bambine che verranno sottoposti/e a tale indottrinamento, d’altro lato non posso non pensare a quante femministe (in particolare tra le ultra 55enni) ho incontrato, nel movimento delle donne, che, pur avendo studiato dalle suore, o son rimaste impermeabili a quegli indottrinamenti o si sono ben presto ribellate, incarnando, così, il gioioso fallimento dell’azione disciplinare sulle loro vite.

D’altra parte, come scriveva Audre Lorde, “Una volta che cominciamo a sentire profondamente tutti gli aspetti delle nostre vite, cominciamo ad esigere di sentirci, e che le occupazioni delle nostre vite ci facciano sentire, in sintonia con quella gioia di cui sappiamo essere capaci”.
Alla faccia di tutti gli inquisitori! 🙂

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Strage di Suruc: presidi di solidarietà

dal blog dakobaneanoi

“Abbiamo difeso Kobane insieme, la ricostruiremo insieme”, questo il nome della campagna per la ricostruzione di Kobane che animava le giovani vite distrutte ieri mattina – 32 morti e oltre 100 feriti – da un attacco suicida nel centro culturale curdo Amara di Suruc, nel Kudistan turco, attivissimo nel sostegno ai profughi.

Un attacco pianificato a tavolino, visto che alla stessa ora un veicolo imbottito di esplosivo cercava di buttarsi contro un checkpoint delle YPG a Kobane. E proprio a Kobane stavano dirigendosi quelle centinaia di giovani turchi/e e curdi/e, per costruire una biblioteca e un parco giochi e ripiantumare un bosco.

Più voci denunciano le responsabilità del governo turco nel massacro di giovani donne e uomini della Socialist Youth Associations Federation (SGDF), dell’HDP (People’s Democratic Party), dell’ESP (Socialist Party of the Oppressed) della BEKSAV (Science Education Artistic Culture and Arts Research Foundation) e di Anarchist Activity, che avevano appena ascoltato le testimonianze dei familiari di Suphi Şoreş, comandante delle BÖG (United Forces of Freedom), e di Leyla Doğan, combattente delle YPJ, entrambi morti combattendo contro ISIS a Serekaniye e a Kobane.

Ieri sera la polizia turca ha caricato violentemente con idranti e lacrimogeni le/i manifestanti che ad Istanbul gridavano “Erdogan assassino”, “Erdogan collaboratore” e “Vendetta per il PKK”.

Per oggi, nel Kurdistan del Nord è stata dichiarata una giornata di lutto.

Per approfondimenti rimandiamo direttamente a Firat News e Uiki Onlus, in continuo aggiornamento, mentre i presidi di solidarietà vengono man mano annunciati da Retekurdistan.

Al momento possiamo segnalare:
martedì 21 luglio
TORINO: ore 17 – p.zza Castello
MODENA: ore 18 – largo Garibaldi (Teatro Storchi)
ROMA: ore 19 – p.zza dellla Repubblica
PARMA: ore 21 – p.zza Ss. Annunziata

mercoledì 22 luglio
CAGLIARI: dalle 10 alle 13 – Piazza Palazzo (di fronte alla Prefettura)
MILANO: dalle 16 in poi – piazza Duomo