Cartoline da un paese incetriolato

Sono stufa, nauseata, schifata. Come tante altre e tanti altri in questo momento, sicuramente.

Stufa di chi esulta per la ‘fine’ (??) del Grande Cetriolo* II – che beveva ostentati mojito sulla spiaggia mentre donne, uomini e bambini emigranti pativano in mare – dimenticandosi dell’eredità dei razzisti ed autoritari ‘decreti sicurezza’ che ci ha lasciato anche grazie a una cricca di complici che oggi fan finta di defilarsi. E dimenticandosi anche di chi, da Napolitano a Minniti , a quei decreti ha preparato il tappeto rosso negli scorsi due decenni.

Sono nauseata da quella massa putrescente all’eterna ricerca dell’uomo forte che la faccia sentire viva (anche solo con un selfie):

Di colassù i berci, i grugniti, lo strabuzzar d’occhi e le levate di ceffo d’una tracotanza priapesca: dopo la esibizione del dittatorio mento e del ventre, dopo lo sporgimento di quel suo prolassato e incinturato ventrone, dopo il dondolamento, in sui tacchi, e ginocchi, di quel culone suo goffo e inappetibile a chicchessia, ecco ecco ecco eja eja eja il glorioso, il virile manustupro: e la consecutiva maschia polluzione alla facciazza del “poppolo”. E da basso e per tutto tutti i grulli e le grullacce fanatizzate della Italia a gargarizzarsene, a risciacquarsene l’anima, di quel bel colluttorio: che il Gran Cacchio, tumescente in tacchinesca lubido, aveva ejaculato su quell’ultimo podio, o balco, o arengario, dell’ultima erezione sua. Eretto nello spasmo su zoccoli tripli, il somaro dalle gambe a roncola aveva gittato a Pennino e ad Alpe il suo raglio. Ed Alpe e Pennino echeggiarlo, hì-hà, hì-hà, riecheggiarlo infinitamente, ejà-ejà, ejà-ejà, per infinito cammino de le valli (e foscoliane convalli). C. E. Gadda

Sono schifata dal crescente branco di stolidi la cui tracotante ignoranza è sintetizzabile nel continuare a cantare la marcetta militare Faccetta nera, senza nemmeno sapere che lo stesso Grande Cetriolo* I – di cui sono ferventi nostalgici – ne vietò la riproduzione all’indomani della dichiarazione dell’impero, nel ’36.

Sono stufa, nauseata, schifata dagli ignavi che guardano al proprio misero orticello come fosse l’ombelico del mondo e si preoccupano solo di riuscire a galleggiare nella merda. Ignavi dagli occhi incetriolati!

La recente, eclatante, scoperta di un missile aria-aria in possesso del trafficante d’armi Fabio Del Bergiolo e di due suoi degni compari ha coperto un dato di fatto molto più significativo: il fascismo non si sta semplicemente riorganizzando, ma si sta armando! Non è un caso che nel varesotto, nota zona di neonazisti, ci fossero armi e munizioni a volontà e altre ne sono state trovate nella casa del suddetto in provincia di Massa – altra zona ad alto tasso di fascisti dove, non più di un paio di anni fa, è stata scoperta un’intera cassa di armi sepolta nei boschi.

L’altro giorno, ad uno dei tanti cortei contro il tour estivo salviniano, con un compagno si parlava di come oggi non possa non esserci chiaro che in epoca nazifascista le popolazioni sapessero delle deportazioni e degli stermini messi in atto dal regime nazista e da quello fascista.

Oggi, come allora, lo stesso silenzio complice di fronte allo sterminio dell’etica e al trionfo del disumano.

E ancora oggi «il fascismo non è un fenomeno a sé, avulso dall’insieme delle altre ingiustizie sociali, ma una diretta conseguenza ed emanazione di queste», come scriveva Luigi Fabbri nel 1921…

Saluti da Cetriolandia!

* il riferimento è, ovviamente, al Grande Cetriolo di Gadda e non al Grande Cocomero dei Peanuts!

Una storia dimenticata, una storia da ricordare…

Chiamato a testimoniare sulla strage di Ballymurphy (Belfast, agosto 1971), Henry Gow – avvocato, ex militare delle forze britanniche, membro del famigerato SAS (Special Air Service) e poliziotto – ha dichiarato: « La gente di West Belfast dovrebbe essere grata che ci fosse disciplina nell’esercito britannico, altrimenti il bilancio delle vittime sarebbe potuto essere molto più alto».

Foto ‘d’epoca’ esposta al Bogside Inn (Derry)

La storia dell’Irlanda del Nord è ormai finita nel dimenticatoio. Pochi compagni e poche compagne, in Italia e altrove, ricordano il bagno di sangue perpetrato dalle forze coloniali britanniche dalla fine degli anni ’60 fino alle soglie del terzo millennio. Ma i sopravvissuti continuano a lottare per far emergere una verità che hanno conosciuto fin troppo bene sulla propria pelle: il progetto di sterminio di un intero popolo, che dopo 8 secoli di oppressione coloniale ancora non si arrende.

Dichiarazioni come quella di H. Gow riportata sopra confermano quanto sia importante quella verità, a fronte delle menzogne di Stato e delle coperture e connivenze che quelle stesse menzogne cercano ancora di occultare.

Chi volesse cominciare a recuperare il filo della memoria e capire meglio che scenari vadano delineandosi, in epoca di Brexit, nelle sei contee d’Irlanda ancora sotto il dominio britannico può ascoltare questi due interventi: 1, 2.

Avremo modo di tornare a parlarne, ma intanto GO ON HOME BRITISH SOLDIERS, GO ON HOME!

Fotografia tratta da ‘Irlanda. Un Vietnam in Europa’ (ed. Lotta Continua, s.d.)


Niente da aggiungere

Sullo stupro di Viterbo e sui suoi autori, Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci, c’è ben poco da aggiungere rispetto a ciò che da dieci anni vado ripetendo a proposito della mia ricerca Difendere la ‘razza’, come è evidente nei primi 4.24 minuti di questo video.

Chi volesse vedere l’intera presentazione per immagini può andare a questi link:

Per una genealogia del razzismo italiano

Punto 7 del "Manifesto del Razzismo Italiano" (1938)

Punto 7 del “Manifesto del Razzismo Italiano” (1938)

In seguito alla recentissima ripubblicazione di Difendere la “razza”, ho ricevuto svariati inviti a presentare il libro in giro per l’Italia.
Sicuramente una presentazione con commento dal vivo delle immagini d’epoca – come uso fare –  è molto efficace, ma siccome non sarà possibile andare ovunque, ho pensato che fosse il momento giusto per pubblicare in video questo percorso iconografico sulla costruzione della “razza italiana” nell’epoca coloniale – liberale e fascista – e sulle intersezioni tra genere e “razza” nella storia del razzismo italiano, nonché dei loro effetti sul presente.

Da tempo avevo in cantiere questo progetto e mi fa piacere poter dare l’opportunità di approfondire tali tematiche a tutte/i coloro che hanno letto  e apprezzato il mio lavoro di ricerca – dato che nel libro manca questa parte iconografica –  così come a chi non l’ha ancora letto.

Ringrazio la Libreria Calusca, l’Archivio Primo Moroni e il Centro sociale Cox18 di Milano per averne organizzata (e registrata!) la presentazione il 21 ottobre scorso.
Un ringraziamento particolare va, poi, a Miriam Canzi, che è intervenuta all’iniziativa presentando il percorso curato da Alessandra Ferrini Archive as Method (Resistant Archives) (2018), di cui ha fatto parte come studente, relativo ai materiali del disperso Centro di Documentazione Frantz Fanon, e il più ampio progetto AMNISTIA. Colonialità italiana tra cinema, critica e arte contemporanea.
Gli audio del contributo di Miriam e del dibattito seguito alla presentazione si possono trovare nel sito web di Cox18.

Mi scuso per eventuali imperfezioni nel montaggio, ma era prima volta che usavo questo tipo di programmi. Sono comunque certa che tali imperfezioni non penalizzeranno l’originalità della mia lettura  e l’attualità dei contenuti.

Buona visione!

Parte I

Parte II

Parte III

Un contributo per smantellare la narrazione tossica sugli italiani “brava gente”

Per diventare “narrazione tossica”, una storia deve essere raccontata sempre dallo stesso punto di vista, nello stesso modo e con le stesse parole, omettendo sempre gli stessi dettagli, rimuovendo gli stessi elementi di contesto e complessità.
È sempre narrazione tossica la storia che gli oppressori raccontano agli oppressi per giusticare l’oppressione, che gli sfruttatori raccontano agli sfruttati per giustificare lo sfruttamento, che i ricchi raccontano ai poveri per giustificare la ricchezza.
Una narrazione tossica non si limita a giustificare l’esistente, ma è anche diversiva, cioè sposta l’attenzione su un presunto pericolo incarnato dal “nemico pubblico” di turno.
E il nemico pubblico di turno, guardacaso, è sempre un oppresso, uno sfruttato, un discriminato, un povero.
Stringi stringi, la fabula della narrazione tossica è la guerra tra poveri. (Wu Ming)

Questa definizione si addice perfettamente anche alle rimozioni ed omissioni sulla storia del razzismo e del suprematismo italiani, strettamente intrecciata alla storia di questo Paese dalla sua unificazione nel 1861. Una storia con cui è sempre più urgente fare i conti per poter smantellare la casa del padrone senza usare gli strumenti del padrone, come disse e scrisse Audre Lorde.

Per questo ho ritenuto necessario ripubblicare il mio lavoro di ricerca Difendere la “razza”, da tempo introvabile. Ringrazio la cooperativa editoriale Sensibili alle foglie che ha accolto con entusiasmo la mia proposta.

Il libro è ora di nuovo disponibile e lo si può richiedere qui.
Per eventuali presentazioni, potete contattarmi all’indirizzo email info@nicolettapoidimani.it

 

Che cosa si nasconde dietro la “teoria gender”?

caprioloNegli anni passati ho tenuto svariate conferenze sul progetto integralista cattolico di rievangelizzazione del linguaggio, sistematizzato nel Lexicon vaticano e volgarizzato nei ricorrenti e pretestuosi attacchi contro un’affabulata ’teoria gender’.

Dati i tempacci che corrono e soprattutto quelli tetri che si vanno prospettando, ho voluto riproporre un’analisi genealogica di questa crociata integralista, che mira a disciplinare desideri e comportamenti attaccando frontalmente l’autodeterminazione delle donne a livello planetario, ma non solo.

Ringrazio RadioCane per aver ospitato queste mie riflessioni, che potete ascoltare qui.

Svastica verde

vento_legaHo preso in prestito il titolo di un interessante libro di W. Peruzzi e G. Paciucci, pubblicato nel 2011, per dare il titolo a questo post, dedicato al fascioleghismo.

Non mi interessa soffermarmi sulle analisi dei recenti risultati elettorali quanto, invece, fare qualche passo indietro nel tempo. Non solo per mostrare come tutto fosse già chiaro da anni, ma soprattutto per svelare il vero volto di questa gentaglia (e di chi l’ha votata), che ora verrà malamente dissimulato sotto vesti democratico-istituzionali.

Vi invito a leggere Il partito delle fobie, un mio breve intervento pubblicato nel 2011 all’interno dell’opuscolo Lega: se la conosci la eviti, se la capisci la combatti, a cura del Comitato della Festa popolare antileghista.

E vi invito anche a guardare questo breve ma significativo video del 2009, citato in quel mio intervento. Dopo di che, anche le anime belle e le prefiche della non violenza non avranno più peri da cui cadere né specchi su cui arrampicarsi. Scelgano, dunque, da che parte stare!

Per altro, tutti i bei discorsi sincerodemocratico-borghesucci sulla libertà di espressione mostrano oggi – se ce ne fosse ancora bisogno – la loro ipocrita complicità.

La violenza è monopolio dello Stato,  si sono premurati di ribadire i tutori dell’ordine ai senegalesi scesi in piazza a Firenze, da una parte dicendo loro, paternalisticamente ,”Non usate la violenza, ragionate” (da che pulpito!!!!) e dall’altra caricando il presidio sul ponte Vespucci.

La violenza è monopolio dello Stato, aveva già ribadito la – finalmente ex –  ministra Fedeli avviando come suo ultimo, sciagurato, atto la pratica di licenziamento per Lavinia Flavia Cassaro, maestra antifascista di Torino, «in considerazione della gravità della condotta tenuta dalla docente che, seppure non avvenuta all’interno dell’istituzione scolastica, contrasta in maniera evidente con i doveri inerenti la funzione educativa e arreca grave pregiudizio alla scuola, agli alunni, alle famiglie e all’immagine stessa della pubblica amministrazione» [testuale!].

Se la violenza è monopolio dello Stato, dunque è monopolio di chi governa la “cosa pubblica”. Da Kossiga a Maroni a Minniti – solo per nominarne alcuni – ne abbiamo avute ampie dimostrazioni per decenni. Agli apparati militari si affiancano ormai apertamente quelli paramilitari. Prepariamoci ad una nuova e vera resistenza!

 

Perché?!?

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Salvatore Carbone, Nuovo Ordine Mondiale (2001)

Prima è morta Cinzia, poi sono morti Piero e Paola; era lo scorso gennaio.
E questa mattina se n’è andata anche Rosa, compagna milanese del collettivo Ri/belle, a cui ero molto legata.
La morte è devastante per chi resta: forte è il senso di ingiustizia che porta con sé.
Rimane sempre un doloroso Perché?!? a cui è impossibile rispondere.

Sono vicina alle compagne e ai compagni della Panetteria occupata di Milano, che oggi piangono la perdita di Rosa, e sono vicina anche alle donne e agli uomini del Senegal che piangono la morte violenta inferta ieri da uno schifoso italiano a Idy “il saggio”, loro fratello e amico.

Di fronte a tanto dolore e alla giusta rabbia che da ieri la comunità senegalese sta esprimendo, avrebbe fatto bene a ritirarsi in un rispettoso silenzio il sindaco di Firenze, vergognosamente più preoccupato da quattro vasi rotti nella sua città-vetrina che dall’ennesimo atto di violenza razzista avvenuto un mese dopo la tentata strage fascista di Macerata e sette anni dopo la terribile mattanza fascista che proprio a Firenze costò la vita ad altri due senegalesi, Samb e Diop.

Dedico a Cinzia, Piero, Paola, Rosa e Idy un poesia che Luciano Parinetto scrisse pochi mesi prima della sua morte.
Non dimenticherò mai il giorno in cui me la fece leggere, sdraiato nel letto d’ospedale e profondamente consapevole che nemmeno a lui sarebbe toccato il privilegio di andarsene sazio di giorni, in questa mortifera, classista e suprematista società del kapitale – che ammazza col cancro quando non ammazza con l’odio…

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Sincerità dell’immondizia…

melma[…] una fogna è un cinico, che svela ogni cosa.
Questa sincerità dell’immondizia ci piace e riposa l’anima: quando si è trascorso il tempo a subire sulla terra lo spettacolo delle arie che si danno la ragion di stato, il giuramento, la saggezza politica, la giustizia umana, le onestà professionali, l’austerità di certe posizioni, gli abiti incorruttibili, solleva entrare in una fogna e vedere della melma che ammette di esserlo. […] (V. Hugo)

Nessuna sintesi potrebbe essere più efficace per esprimere ciò che penso dei comunicati intrisi di calunnie che attaccano iniziative contro la violenza di genere, di chi si sta anchilosando le dita su tastiere e con tweet per spammare al mondo quelle calunnie, delle maestrine che pensano di doverci spiegare come si faccia un’assemblea (senza nemmeno informarsi se si tratti o meno di un’assemblea) e delle maestrine che si ritengono detentrici uniche dei saperi femministi e poi appoggiano piani antiviolenza (sedicenti “femministi”) che ancora una volta non tengono conto né delle pratiche di autodifesa femminista contro la delega della propria sicurezza allo Stato, né della necessità di sostenere le donne che finiscono in carcere per aver reagito alla violenza maschile.

Che ciascuna/o intraprenda la strada che vuole, ma facciamola finita con lotte di egemonia  il cui unico effetto è rafforzare il patriarcato e il crescente fascismo.

Nel blog della Coordinamenta potete leggere la lettera delle compagne che hanno organizzato l’iniziativa del 19 gennaio prossimo a Parma, il comunicato di Parmantifascista in relazione allo stesso evento, il mio comunicato e quello della Coordinamenta in risposta al testo divulgato dalla rete #iostoconclaudia.

Detto ciò, non ho intenzione di perdere altro tempo su questa infame vicenda.