È ora di mettere i puntini sulle A!

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A partire da sabato 1 febbraio si terrà a Viareggio un ciclo di incontri di autoformazione femminista – riservati alle donne – che ho organizzato in collaborazione con le Donne in cantiere. Naturalmente, non si poteva partire che da Autocoscienza e separatismo, con Daniela Pellegrini.

Nel blog della Coordinamenta – che partecipa al percorso – trovate un’intervista a me ed Antonietta che spiega le ragioni di questa autoformazione, ma trovate anche tanto altro materiale utile per approfondire le tematiche che affronteremo nel corso dei prossimi mesi.

Boicotta il carnevale, butta la maschera e vieni al sabba!

Postvittimismo, ma davvero!

Parma-2Qui potete ascoltare il podcast dell’intervista che ho rilasciato a Radio BlackOut sull’iniziativa seminariale di Parma.
Qui la registrazione dell’intera iniziativa e qui una sintesi del laboratorio, per chi volesse proporlo nel proprio territorio.

Voglio ringraziare di cuore chi ha organizzato l’incontro e le numerose donne che vi hanno partecipato – venendo anche da Como, Milano, Roma, Bologna, Cremona e altre città – nonché le compagne della Coordinamenta che, ancora una volta, hanno dato un importante contributo alla lotta femminista e anticapitalista, e tutte le compagne che ci hanno sostenute in questo percorso.

Un abbraccio forte alle splendide donne che hanno partecipato allo stage di autodifesa femminista che si è tenuto a Parma sabato 20 e domenica 21 e tutta la mia solidarietà alle compagne che oggi vengono processate all’Aquila con l’accusa di aver diffamato il difensore di Francesco Tuccia – stupratore in divisa.

Grazie a tutte queste donne il postvittimismo camminerà con gambe sempre più forti e sicure, radicate nella consapevolezza di sé e nella lotta antipatriarcale, senza paura!

L’immagine di questo post riproduce uno dei cartelli esposti dalle compagne nell’aula magna dell’università di Parma, durante l’incontro seminariale di venerdì scorso.

¿Dónde está Santiago?

Santiago-MaldonadoDiversi artisti hanno composto una canzone – ¿Dónde está Santiago? – per far conoscere al mondo la vicenda di Santiago Andrés Maldonado, “desaparecido” della democrazia argentina da oltre un mese. Il “patto di silenzio” tra governo e gendarmeria sulla sparizione di Santiago ci dice molto del capitalismo neocoloniale e neoliberista e dei suoi cani da guardia – come molto ci dicono gli intrallazzi del governo argentino col boia sionista Netanyahu.

2Inutile dire che di questo gravissimo fatto in Italia si sa poco-nulla, dato che di mezzo c’è l’immancabile gruppo Benetton, in prima linea nel lento genocidio della popolazione indigena Mapuche – il Popolo (che) della Terra (mapu) che da oltre un secolo lotta per riavere indietro i territori che gli sono stati sottratti dai governi argentini e cileni – in Patagonia, per mano di gruppi militari e paramilitari.  La famiglia Benetton è, infatti, il più grande gruppo proprietario terriero in Argentina, possiede circa 900.000 ettari di campo nelle provincie di Benetton_Chubut_-_Territorio_Mapuche_RecuperadoChubut, Rio Negro, Buenos Aires e Santa Cruz. Quelle terre, espropriate ai loro abitanti ancestrali, vengono deforestate e ridotte a pascolo per le migliaia e migliaia di pecore che diventeranno, poi, quei “bei” maglioncini, che grondano sangue indigeno, esposti nelle vetrine dei negozi Benetton.

Santiago Maldonado è “desaparecido” proprio quando, all’inizio di agosto a Cushamen, nel nord-est della provincia di Chubut, manifestava con un gruppo di Mapuche  in difesa del territorio e per chiedere la liberazione di Facundo Jones Huala, attivista della RAM (Resistencia Ancestral Mapuche) incarcerato in quanto figura di spicco nelle occupazioni delle terre appartenenti alla famiglia Benetton.

Come spiega un interessante articolo pubblicato su Resumen latinoamericano riportando le parole di Walter Barraza, del popolo tonokote, di Néstor Jerez, del popolo Ocloya e di Néstor Gabriel Velázquez, del popolo Guaraní – Lo scenario della repressione nella quale è avvenuta la sparizione forzata di Santiago Maldonado è il territorio delle comunità indigene, che sono costantemente vessate dai proprietari terrieri e dalle aziende impegnate nel settore minerario e in quelli della deforestazione e del petrolio, dal progressivo avanzare della frontiera dell’allevamento. […] “C’è una differenza abissale [tra terra e territorio]“, spiega il camache Barraza. “La terra parla di proprietà privata, è un concetto mercantilistico e, invece, il territorio ci include come persone, quindi ci obbliga a curare la natura. Noi nativi viviamo in armonia con i fratelli animali, le piante, l’acqua; siamo parte del territorio, che ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno. Deforestare è come amputare. La cultura occidentale ha un altro modo di vedere. Loro vengono per le risorse naturali, mentre noi viviamo in armonia con quelle risorse”. Continue reading

Sorridiamo, donne: arrivano le bombe!

Da che la Francia, per vendicarsi degli attentati di Parigi, ha cominciato a bombardare Raqqa, “capitale” del cosiddetto stato islamico, sui media on line compaiono articoli che raccontano di donne che “sorridono alle bombe”, perché finalmente possono scoprirsi il volto e i capelli, mentre i Daesh fuggono per salvarsi la pelle.

Un giornale scrive: «Le incursioni degli aerei da guerra rappresentano per loro un momento di pace, di gioia: mentre gli uomini di Al Baghdadi fuggono, atterriti dagli attacchi, loro, le donne dei civili, corrono a prendere una boccata d’aria. Il velo però lo lasciano nel buio delle loro case semidistrutte: la libertà merita di essere assaporata a volto scoperto».

«Le donne dei civili», avete letto bene! Non «le donne» e punto, perché anche alle nostrane latitudini proliferano la mentalità da sultani e la cultura dello stupro, e una donna è sempre “la donna di qualcuno”.

Ma, al di là di ciò, che le bombe rappresentino un momento di pace, di gioia e di libertà non riusciranno mai a farmelo credere.

Di fondo, stanno riciclando la stessa formula con cui, nel 2001, hanno provato a renderci complici della guerra in Afghanistan: usare la retorica della liberazione delle donne dal burqa per accattivarsi le simpatie femministe… Continue reading